Corso di ormeggio

Mai più panico in porto!
Un corso di perfezionamento per chi, dopo aver conseguito la patente nautica, vuole iniziare a navigare autonomamente e soprattutto senza rischi!
Il corso è articolato in 3 sessioni in barca della durata circa un’ora e mezza. Si ha modo di fare pratica negli ormeggi in tutte le varianti, di poppa, di prua, all’inglese. Si approfondiscono le varie modalità per ormeggiare in sicurezza prevedendo ogni potenziale variazione atmosferica. Le lezioni si tengono nel Porto di Ostia ed il costo complessivo è di 180 €.

N.B. È possibile anche svolgere le lezioni sulla barca dell’armatore.

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Per capire bene cosa si fa durante un corso di ormeggio e tutte le cose che imparerai a fare leggi gli appunti del corso qui sotto.

Appunti delle lezioni di ormeggio

Lezione svolta su cabinato a vela 12 m Delphia 40 (Giada)

Interruttori.
Localizzazione degli interruttori principali:
interruttore del verricello salpa ancora (in basso a destra rispetto al quadro principale): è un magnetotermico, pertanto si sgancia in caso di assorbimento eccessivo.
Subito a destra incontriamo l’interruttore principale dei servizi.
Sul quadro, troviamo gli interruttori dell’impianto a 12V che comprendono: strumenti, pompa della doccia, pompa di sentina, radio VHF…
Più in alto a sinistra, gli interruttori del quadro a 220V
L’interruttore delle batterie motore si trova alla base della scala, sulla destra.

Il motore.
Localizzare le parti principali, in particolare:

  1. il sistema di raffreddamento esterno con acqua di mare,
  2. il sistema di raffreddamento interno,
  3. il circuito del gasolio con relativi filtri (pre-filtro e filtro),
  4. il filtro dell’olio,
  5. la cinghia di trasmissione,
  6. l’acceleratore,
  7. l’invertitore.

In navigazione e’ indispensabile avere, come ricambi:

  1. cinghia
  2. pre-filtro e filtro
  3. girante (elemento interno al circuito di raffreddamento esterno) e relativa guarnizione
  4. filtro olio
  5. alcuni chili d’olio motore
  6. olio per l’invertitore

Al timone.
Vicino alla ruota troveremo la manetta del motore e in basso, a sinistra, il quadro di accensione.
La ruota del timone va manovrata sempre con due mani, che non vanno incrociate. La ruota va sempre controllata per evitare che arrivi troppo velocemente a fine corsa. A marcia indietro e’ necessaria molta piu’ forza per controllarla che a marcia avanti.
La manetta del motore va afferrata passando sempre esternamente alla ruota.
La manetta ha tre posizioni fondamentali, folle, minimo avanti, minimo indietro.
E’ importantissimo, ogni volta che la manetta passa in una di queste posizioni, fermarla due secondi, per evitare possibili gravi danni all’invertitore.
Il pulsante rosso alla base della manetta serve, se premuto, a portare su di giri il motore senza ingranare la marcia.
Posizione di guida a marcia indietro: per evitare di contorcersi inutilmente da una parte e dall’altra, ci si posiziona con i piedi paralleli all’asse della barca, a dritta del timone. Si tiene l’addome sempre leggermente verso prua (per non confondersi con dritta e sinistra, che sono sempre riferite alla direzione verso prua) e si guarda comodamente indietro.

Accensione del motore
Accendere servizi e collegare batterie motore.
Accendere il motore girando la chiavetta verso destra e aspettare 6-8 sec che si riscaldino le candelette, poi girare ancora accendendo il motore.
Lo si tiene un po’ al minimo, poi si alzano un po’ i giri (fino a 1200, in folle, a pulsante rosso abbassato) per far azionare il contagiri.
Importante, se si vuole far caricare le batterie, non tenere il motore al minimo (le batterie non si caricano).

Tipi di ormeggio

Di poppa in banchina con corpo morto

Come disormeggiarsi:
Si accende il motore.
Si lasca la cima di poppa sottovento.
Dopo la fase di riscaldamento lo si porta marcia avanti con un numero di giri proporzionale alla forza del vento. Il timone e’ al centro. In questo modo la cima di poppa rimasta fa da perno, la prua tende a portarsi sopravvento, e la barca rimane di fatto immobile.
Si lasca il corpo morto.
Si lasca la cima di poppa sopravvento (l’ultima rimasta) e si parte, motore al minimo. Occhio ai giardinetti.
Una volta che i parabordi si sono “divincolati” si può dare un po’ più di gas e iniziare a caricare il timone per uscire.

Accorgimento:
per facilitare il rientro, le cime di ormeggio (se fisse in banchina) e quella del corpo morto si possono eventualmente appoggiare sulle barche vicine (se si e’ in buoni rapporti con gli armatori…): quelle di ormeggio si fissano con un parlato lasco (occhio al verso) sulla draglia superiore, a prua di un candeliere, quella del corpo morto si aggancia su una delle bitte centrali.

Come ormeggiarsi:
1) Si preparano i parabordi e le persone in posizione per prendere o lanciare le cime di ormeggio.
2) Ci si porta nel canale tra le banchine, per posizionarsi con la poppa al vento, 2-3 lunghezze sottovento al posto barca (pertanto si entrerà nel canale in retromarcia o prua avanti a seconda della direzione del vento). Attenzione alla velocità: andare piano.
3) Si risale con la poppa controvento con velocità proporzionale al vento
4) Arrivati a un paio di metri prima della direttrice si carica il timone in direzione del posto barca e si mette subito in folle.
5) Si entra nel posto barca, facendo attenzione al giardinetto sopravvento.
6) A quattro metri dalla banchina minimo avanti,
7) a due metri sgasata in avanti per fermare la barca poi subito minimo-folle e timone sopravvento (per buttare la prua sopravvento).
8) Si fissa alla bitta la cima sopravvento (senza giro di sicurezza), poi per tenere ferma la barca si da’ un po’ di gas avanti (come durante disormeggio) per fermare la prua. A quel punto si fissa il corpo morto (occhio a far passare la cima lontano dall’elica) e successivamente l’altra cima di poppa (sempre senza giro di sicurezza).
9) Per facilitare il tensionamento del corpo morto si può dare un po’ di gas avanti mollando le cime di poppa. Dopo, gas indietro per facilitare la cazzatura delle cime di poppa che vanno poi fermate col giro di sicurezza. Per testare il corpo morto si da’ gas indietro, la poppa non deve naturalmente toccare la banchina.

Accorgimenti:
per tensionare al punto giusto il corpo morto e’ molto utile avere un testimone per segnare la posizione corretta.

Di poppa in banchina con ancora.

Come ormeggiarsi:
1) Ci si porta lungo la direttrice. Se c’e’ vento si segue una leggera diagonale sopravvento. L’ancora deve essere appennellata e i parabordi in posto.
2) . Si da’ fondo a 4-5 lunghezze dalla banchina. Se c’e’ vento si da’ fondo circa 3-4 metri sopravvento rispetto alla direttrice (sulla diagonale).
3) Si risale a marcia indietro con velocità proporzionale al vento lungo la direttrice (o la diagonale
3) Si continua ad indietreggiare, a poco più del minimo.
4) A una lunghezza si mette in folle,
5) a 4 metri minimo avanti,
6) a due metri sgasata in avanti per fermare la barca poi minimo-folle e timone sopravvento.
7) Si lanciano le cime di poppa (sempre prima la sopravvento meglio se a doppino).

All’inglese o di murata.

Nomenclatura:cime alla lunga di prua/poppa, traversini prua/poppa, spring prua/poppa.
Come disormeggiarsi (di prua):
1) Si prepara un parabordo (se pallone meglio) per il giardinetto di poppa lato banchina.
2) Si mollano tutte le cime, tranne lo spring di poppa (passato a doppino).
3) Motore dietro(proporzionale al vento): lo spring agisce da perno e la prua si allontana.
4) Al giusto angolo per uscire si mette a folle poi marcia avanti, si molla lo spring e si parte.
Lo stesso sistema funziona per disormeggiarsi di poppa, basta usare lo spring di prua (e un parabordo a prua)e dare marcia avanti.

Come ormeggiarsi:
1) si arriva alla banchina “sguardati”, con un angolo che può andare dai 30 ai quasi 90 gradi. Dipende da quanto spazio si ha a disposizione in banchina.
2) Ci si avvicina col motore al minimo o poco più.
3) Ad una lunghezza si mette in folle.
4) A un metro e mezzo dalla banchina si carica decisamente il timone per avvicinare la poppa alla banchina;
5) Minimo indietro e sgasata per fermare la barca e finire di accostare la poppa in banchina (occhio che i parabordi siano fermi rispetto alla la banchina). Timone tutto verso la banchina nel caso che la poppa ruoti troppo verso la banchina.

Accorgimento: se si arriva alla banchina con la barca parallela, ma un po’ troppo lontana, o nel caso di vento che allontana la prua dalla banchina, si fissa la cima di poppa e poi marcia avanti: la poppa fa da perno e la barca si accosta.

All’ancora in rada.

Come ormeggiarsi.
1) Si apre il gavone dell’ancora il cui gavone va sempre fissato (importantissimo per le dita dei piedi diventa come una ghigliottina).
2) Si prepara l’ancora appennellata, oppure si lasca un metro di catena con l’ancora sulla prua al suo posto. L’essenziale che l’ancora possa andare giu’ non appena il comando “fondo” viene lanciato. Per fare tutto cio’ si molla la frizione del salpaancora con la manovella. Il salpaancora(comando) deve essere acceso e il cavo posizionato con un giro attorno alla draglia superiore (foto) per evitare che finisca nel gavone dell’ ancora con la catena in movimento. Prestare attenzione anche a non pestare il connettore del salpaancore.
3) Ci si porta con la prua al vento.
4) A barca ferma (se si e’ nel posto voluto) si da’ il comando “fondo!”: la catena scorre fino a che l’ancora non raggiunge il fondale.
5) Si inzia ad indietreggiare con velocità proporzionale al vento e tenendo la prua al vento, la catena scorre seguendo il movimento della barca.
6) Ci si ferma dopo aver dato circa almeno 5-8 volte il fondo. Si blocca la frizione.
7) L’ancora si testa continuando ad indietreggiare. Se la barca inizia a brandeggiare vuol dire che l’ancora ha preso.
8) Si controlla possibilmente (se si fa il bagno) come e’ messa l’ancora.

Accorgimenti: in caso di forte vento e’ opportuno aggiungere una cima per scaricare il verricello. Il modo piu’ semplice e’ fare un nodo di bozza (in pratica un parlato triplo asimmetrico) sulle maglie della catena. L’altro capo della cima si fissa alla bitta di prua e poi si molla catena fino a tesare la cima. Si possono anche mettere due cime simmetriche.
Il brandeggio della barca e’ sintomo di sicurezza, vuol dire che l’ancora tiene.

Come disormeggiarsi.
1) Gavone ancora aperto e assicurato. Salpaancora acceso. Telecomando in posizione di sicurezza. Persona esperta a prua.
2) Si avanza con il motore oltre il minimo (il salpaancore succhia parecchia corrente).
3) La persona a prua manovra il salpaancora e segnala al timoniere la direzione della catena: braccio teso a dritta o a sinistra, pugno chiuso verso l’alto vuol dire catena verticale: in questo caso il timoniere deve fermare l’elica ma tenere il motore su di giri;
4) quando si scorge l’ancora che sta salendo, ma ancora in acqua, si fa un cenno con il palmo della mano che sta ad indicare che l’ ancora è quasi fuori.
5) Quando l’ancora e’ fuori dall’acqua si fa cenno con il dito indice che si può far girare l’ elica e che quindi si puo’ andare avanti.
6) il timoniere puo’ dare gas avanti, senza esagerare per non scaraventare in acqua l’ancorista che sta ancora sistemando il gavone a prua.

Manovre e accorgimenti vari.

Partire girando velocemente la prua:

1) Si carica prima il timone completamente verso la direzione desiderata.
2) Gas avanti con decisione. In questo modo il flusso dell’elica viene diretto contro la pala del timone che e’ gia’ nella posizione giusta e la barca curva con un raggio stretto.

Sfilarsi di poppa (per esempio a destra), a barca ferma:

1) gas avanti con timone a sinistra in modo da slanciare la poppa va verso destra.
2) Minimo-folle-marcia indietro,
3) Quando la barca e’ ferma si carica il timone tutto a destra e si da’ gas: la poppa si sfila di destra come desiderato.

Fare un giro a 180 (es. per tornare indietro dopo essere entrati in un canale tra banchine di ormeggio):

con Giada conviene farlo in senso antiorario, sfruttando l’effetto dell’elica (a marcia avanti la poppa va a sinistra, indietro va a destra).
1) Timone tutto a sinistra, sgasata avanti. La barca inizia a ruotare in senso antiorario.
2) Quando la prua ha descritto circa 75 gradi, folle- minimo dietro -gas dietro
3) A barca ferma, caricare il timone tutto a destra e completare il mezzo giro(180°).
4) Quando la prua è messa nella giusta direzione, minimo-folle-marcia avanti e a barca ferma mettere il timone a seconda di dove devo andare con la prua.
Come fermarsi in attesa di fare il pieno al distributore: poppa al vento e motore a marcia indietro quel tanto che basta per contrastare il vento.

Cosa fare se:

si rompono i frenelli del timone: a) usare il pilota automatico (se comanda direttamente l’asse), b) usare la barra di rispetto.c) Con le vele.
Il motore vi lascia improvvisamente e siete in porto: sfruttare l’abbrivio e accostarsi ad una barca ormeggiata, usandola come banchina meglio se contro vento per far perdere l’ abbrivio. Se l’abbrivio e’ eccessivo si lancia prima la cima a poppa, che permette di fermare la barca.
Il motore si blocca su una marcia e state per schiantarvi in banchina: spegnere il motore e se fate in tempo mettere una cima che fermi o rallenti la barca.
si rompe il filo dell’acceleratore o il comando dell’invertitore: entrambi si possono comandare manualmente dal vano motore

Come legare i parabordi:

Si da’ volta con la cima del parabordo sulla draglia bassa e poi si fa un parlato su quella alta (vedi foto).
si evita di caricare tutto il peso sulla draglia superiore,
quando si tocca un’altra imbarcazione i parabordi hanno un raggio di movimento inferiore, è meno facile farli cadere, si stringe meno il parlato.

Come lanciare una cima:

si fa su la cima con sei giri, ben paralleli e ordinati. I primi quattro (partendo dal capo che si vuole lanciare) si prendono con una mano (es. la destra), i restanti due sull’altra. Si lanciano con decisione i quattro e immediatamente dopo gli altri due.

Come dar volta su una bitta:

Giro intero, esse, sottomissione parallela alla esse. E’ importante che la cima arrivi sull’asse della bitta con un angolo acuto (vedi figura), per evitare che la cima che va a terra, se in tensione, possa impedire di mollare la cima.